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Neo Tokyo Impact

Scuri grattacieli svettano su una distesa infinita di bassi edifici di mattoni, mentre un'umanità brulica insignificante fra le strade. Questa è Tokyo, simbolo della modernità e dell'apocalisse, scenario ideale, nell'immaginario collettivo degli ultimi decenni, della distruzione totale, simboleggiata dalla deflagrazione della bomba atomica. Essa ha generato, quasi come una divinità mitologica, un innumerevole stuolo di figure inquietanti, germogliate nella cultura pop contemporanea. Primo fra tutti Godzilla, ibrido mutante e portatore di distruzione, seguito a ruota da Akira (1988) di Katsuhiro Otomo, col quale ha ha avuto inizio la scoperta da parte degli stranieri della peculiarità dell'animazione nipponica. Inoltre, esso si fa capo del ritorno, all'interno della cultura pop, del tema della distruzione, o per meglio dire, dell'auto-distruzione, perpetrata dalle mutazioni occorse in seguito all'esposizione alle radiazioni ionizzanti. Nel corso degli ultimi decenni sono stati molteplici  i tentativi di esorcizzare questo spettro attraverso la carta, da “Gaki Jigoku” di Hideshi Hino fino a “Dragon Head” di Minetaro Mochizuki. 


Dagli stessi presupposti, nascono le riflessioni da cui le opere degli artisti portati in conferenza, in occasione del Future Film Festival, il 3 aprile alla Cineteca di Bologna, dall'associazione culturale NipPop.

Mamoru Oshii, con il corto “Tokyo Scanner”, ci guida
 alla ricognizione dei punti nevralgici della capitale del Giappone, dall'interno di quello che sembra un drone militare,, seguendo un itinerario spiraliforme. Gli obiettivi, inquadrati con un sistema di puntamento che ricorda i videogiochi fps, sono per la maggior parte grigi grattacieli, frammisti a scorci del popolo, infinitesimo ed operoso. L'attenzione piuttosto morbosa per questi grandi esempi di architettura, sottolineata dall'uso peculiare della colonna sonora, sfocia nell'inquietudine e nell'angoscia, motivate dal fatto che tutta la produzione del regista sia segnata da un certo senso di ambiguità nei confronti delle sfere del potere e della giurisdizione. Il rimarcare con tanta enfasi gli edifici governativi e commerciali simboleggia la presenza di un potere centrale tentacolare e soffocante, che tutto controlla e tutto gestisce, proprio come negli scenari animati post-apocalittici.

Il francese Gouby, con il corto “Commuters” (all'interno di un progetto che si compendia del libro “Sleepers”), cattura scenari di vita quotidiana sulla linea metropolitana Ginza, la più antica di Tokyo. Con un'abile montaggio, l'artista accelera e decelera i movimenti della folla che vive la metropolitana, riducendoli a microtransizioni simili in tutto a tic. Accentuando la fisicità della camminata, quasi futurista, si intende però criticare aspramente la condizione umana, ridotta a mera riproposizione di schemi motori fissi, tipici di androidi e ginoidi. L'identificazione con l'automa appare infine chiara dalla posizione del capo, reclinato in avanti, dei passeggeri dormienti a bordo dei vagoni, alla stregua di un robot disattivato.



Anche il mondo della fotografia si avvicina a queste tematiche, attraverso le opere di Hidaharu Motoda e Hirohito Nomoto. Il primo, all'interno del progetto “Neo Ruins”, ripropone, attraverso la tecnica della stampa litografica, vedute celebri di Tokyo rielaborate pensando a come potrebbe apparire lo stesso paesaggio dopo un bombardamento. Il secondo, all'interno della serie “Façade”, ha documentato la situazione conseguente al terremoto e allo tsunami del 2011 nella zona attorno a Fukushima. Elementi in comune fra i due sono i soggetti, prevalentemente architetture, e la totale assenza di ogni forma di vita umana, simbolo forse di un'umanità spazzata via dalle più diverse cause.

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